Quella di Amyel - nata in Italia, da padre tunisino - è una storia intensa e può essere letta da molteplici punti di vista. Â
Narra di una professionista desiderosa di imparare e accrescere le sue competenze in ambito medico-sanitario, ma anche quella di donna che manifesta la volontà di avvicinarsi all'origine delle cose, all'essenza. È la storia di un'ostetrica italiana che va ad imparare in Africa e di un'Africa capace di accogliere ed insegnare.
"In questi giorni sto visitando diversi health center, soprattutto quelli più piccoli, rurali, cosa che mi consente di approfondire la mia visione dell'assistenza alla maternità in questo Paese. Amyel si è già potuta confrontare con diverse sue colleghe ugandesi, incontri che le hanno aperto occhi, mente e cuore. Queste fantastiche ostetriche africane nelle mani hanno un sapere straordinario. Ma bisogna che si sappia che anche nella teoria sono preparatissime. Oltre alla loro lingua, tutte parlano l'inglese e talvolta anche altre lingue africane. Sono avvilita dall'ignoranza e dall'arroganza dell'Occidente, che crede che l'Africa sia solo terra di problemi.
Amref, che non è solita inviare volontari nel Continente Africano, sta supportando Amyel nella sua esperienza in Uganda, poiché questa si inserisce nel quadro del dialogo tra Africa e Italia sul diritto alla salute che l'organizzazione sta incentivando.Â
L'attività di Amref è incentrata sul presupposto che il diritto alla salute è un diritto universale e che siano dunque semplicemente ingiuste le differenze esistenti nell'accesso all'assistenza sanitaria. Questi gap si riscontrano tanto tra Continenti o Paesi, quanto all'interno dei Paesi stessi, tra i diversi gruppi sociali. Per questo, mentre in Africa Amref sostiene sul campo i progetti di promozione e sviluppo sanitario, in Italia promuove l'equità in salute.Â
In Africa lavora fianco a fianco con la popolazione e con le istituzioni locali, per creare competenze, abilità e opportunità. In Italia promuove il diritto alla salute attraverso il dialogo e la progettualità con i territori e le istituzioni, lavorando, come in Africa, sul rafforzamento di sistemi di salute pubblici, inclusivi, interdipendenti e orientati all'equità.
Un esempio di questo lavoro è rappresentato dal protocollo d'intesa siglato di recente con la ASL Roma 1, finalizzato ad avviare un progetto di tutela alla salute delle donne e dei bambini. Un'attività, questa, legata a filo doppio con le buone pratiche apprese in Africa in quasi 60 anni di lavoro.
Di seguito il racconto fotografico di Amyel in Uganda.







